Vulnerabilità del territorio salentino al dissesto idraulico

L’attuale conformazione del paesaggio salentino è legato all’attività delle acque meteoriche che, su base annua, oscillano tra i 600 e 900 mm, ed al fenomeno carsico, dovuto alla presenza di rocce a composizione prevalentemente calcarea.

Le acque meteoriche spesso a carattere violento raramente si organizzano in canali che, avendo comunque un regime tipicamente stagionale, possono trasformarsi da sottilissimi ed evanescenti rigagnoli a vorticosi e pericolosi torrenti pronti a straripare.
I reticoli sono poco gerarchizzati e, a causa dei caratteri di elevata permeabilità dei litotipi affioranti, il loro deflusso a mare è molto limitato. Essi infatti, scomparendo spesso all’imboccatura di un inghiottitoio carsico (denominato “voragine” o “vora”), contribuiscono all’alimentazione degli acquiferi. Si rinviene di conseguenza un cospicuo numero di bacini delimitati completamente da spartiacque di esigua altitudine: si  tratta di bacini endoerici che, in molti casi, data la presenza di coperture argillose anche di discreto spessore, danno origine a zone di allagamento.

I bacini endoreici di un certo rilievo presenti nel comparto geografico salentino sono rappresentati dal:

  • Bacino del fiume Grande, piuttosto stretto ed allungato in direzione Nord-Est in corrispondenza della città di Brindisi.
  • Bacino afferente al Canale dell’Asso, nel leccese, molto esteso da Sud-Est a Nord-Ovest, aperto verso il mare Ionio in corrispondenza di Porto Cesareo.
  • Bacino dei laghi costieri Alimini, parecchio ampio ma di modestissimo sviluppo, aperto verso il mare Adriatico, ad Est di Martano.

Il reticolo idrografico esoreico è rappresentato da numerose, brevi e profonde incisioni che scorrono fra loro indipendenti e laddove presenti in prossimità della costa, circa parallele ad essa. Questi corsi, che incidono sia le formazioni litoidi sia i sedimenti sciolti, sono stati ostruiti, in più d’un caso, dai cordoni dunari costieri, che hanno favorito la formazione di zone paludose costiere anche molto estese, oggi in buona parte bonificate.

Il quadro dell’idrografia del Salento è completato da tracce di vecchi reticoli in gran parte cancellati dalla tettonica.
Il fenomeno degli allagamenti, con notevoli danni all’agricoltura ed alla viabilità e disagi alla qualità della vita, originato sia dal reticolo idrografico esoerico ma soprattutto da quello endoerico, è stato aggravato negli anni da un’eccessiva impermeabilizzazione del terreno, dovuta a una considerevole urbanizzazione e cementificazione (spesso realizzate senza le necessarie opere di drenaggio), e dallo stato di abbandono delle “vore” che, molto spesso ostruite, non riescono ad assolvere alla loro funzione di inghiottitoi naturali. Ad aggravare il fenomeno contribuiscono le deboli pendenze che caratterizzano l’intero Salento in quanto rendono poco agevole il deflusso delle acque verso i recapiti naturali,  favorendone il ristagno.